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Italia viaggiare e sognare

Schizzi di viaggio Ogni viaggio si vive in tre momenti distinti: quando lo si sogna, quando lo si vive  e quando lo si tiene vivo nel ricordo. Viaggiare poi attraverso la pittura e il racconto donandogli nuova vita.                                                                copyright schizzidiviaggio@                                                                                                     ...

ALBANIA. PASSEGGIANDO TRA I LAGHI E LE MONTAGNE

L'Albania è una terra ricca di sorprese per la ricchezza della natura, delle sue montagne, dei parchi e dei laghi. Camminando in questi luoghi si trovano posti di bellezza e di tranquillità che ispirano il disegnatore viaggiatore. Qui alcuni schizzi eseguiti in queste zone sotto un sole caldo e un cielo azzurro passeggiando su una lunga piattaforma di legno sospesa sull'acqua. Mi trovo in piedi, con il taccuino in mano, in equilibrio  quasi a non voler perdere la vista di questo interessante angolo di vegetazione selvaggia tra i colori e i riflessi sull'acqua. La curiosità è sapere dove porta questa lunga strada in fondo agli alberi ...

La passerella di legno si stende sull'acqua come un nastro dorato dal sole e il caldo pomeriggio avvolge tutto in una luce accecante;  il cielo, di un azzurro così intenso da sembrare dipinto, si specchia perfettamente nella placida superficie dello stagno. Non vorrei perdere neanche un dettaglio di questo meraviglioso angolo di vegetazione selvaggia che si apre davanti a me. 

Tra i pali della palafitta, ninfee dalle foglie a piatto e fiori candidi galleggiano pigramente. Canneti fruscianti ospitano concerti di rane invisibili e un airone bianco, statuario, osserva il mondo con la regalità di una zampa sola. I colori sono una sinfonia: il verde smeraldo delle felci, il giallo acceso dei fiori di iris, il viola tenue di qualche erba palustre. E poi c’erano i riflessi sull’acqua: il cielo, le nuvole bianche e gonfie, le sagome degli alberi capovolte che danzano al minimo soffio di vento. Schizzo con la matita che corre sul foglio cercando di catturare non la forma perfetta, ma l’essenza il movimento, la vita di quel luogo. La mia attenzione è catturata non dalla flora o dalla fauna, ma dalla passerella: dove porta? Sembra proseguire all’infinito, scomparendo in una galleria di alberi dalle chiome intrecciate in un tunnel di verde scuro. La curiosità mi solletica e con un’ultima occhiata al mio schizzo quasi completo richiudo il taccuino e mi metto in cammino.

I primi metri nella penombra degli alberi sono piacevoli e freschi. Poi il legno comincia a scricchiolare in modo più eloquente. Un gradino cedevole mi fa fare un salto. "Nessun problema“ è solo il carattere del legno; ma proseguendo il suono della passerella diventò sempre più forte. Dopo una curva mi trovo di fronte a un tratto dove i gradini sono di altezze diverse: uno bassissimo, il successivo altissimo come se chi l’avesse costruita abbia misurato con un'occhio chiuso. Comincio allora una goffa danza: un passo da pinguino, un salto da canguro, in bilico con le braccia che sventolano come un mulino a vento.

Superato l’ostacolo, la passerella si fece stranamente morbida, mi guardo sotto i piedi: qualcuno aveva avuto la brillante idea di rivestire un tratto di assi con un tappeto peluche color rosa shocking. “Perché?” mi chiedo ad alta voce, sentendo le mie suole affondare nella soffice stoffa. L’aria profuma ora di muffa e di vecchio pot-pourri.
Infine, la passerella esce dalla boscaglia e si apre su una piccola radura sul bordo dell’acqua. Lì alla fine del viaggio, non c’è un tempio nascosto, né una vista mozzafiato.

C’è una panchina. Una normale, ordinaria panchina di legno verniciata di verde. Sulla panchina, seduto c’è un 
anziano signore  con un cappello di paglia che da da mangiare a delle anatre particolarmente grasse e rumorose. Accanto a lui, un cartello malconcio recita: “Fine della Passerella Panoramica. Grazie per la visita.” Mi fermo senza fiato, più per la sorpresa che per lo sforzo fisico. L’uomo mi vede e fa un cenno cordiale con la mano che regge il sacchetto del pane.

“Buongiorno, signorina! Bella giornata per una passeggiata, eh?” Lo fisso, poi guardo le anatre che si accapigliano per una crosta di pane, poi guardo la panchina verde, meta finale di un’odissea su una strada tra gradini ballerini e tappeti rosa kitsch.
Un sorriso aperto si allarga sul volto dell'uomo che si avvicina e si siede all’estremità opposta della panchina accanto a me.
“Infatti” dico per dire qualcosa e aprendo di nuovo il taccuino. “Una giornata perfetta.”
Con rapide linee aggiungo alla scena la passerella che si trasforma in uno scivolo, le anatre  e l'uomo sulla panchina che osserva tutto con un sorriso. A volte la meta non è la vista: è il viaggio assurdo che ti ci porta e la storia comica che puoi raccontare dopo, seduta accanto a un estraneo che nutre anatre, in un luogo nella fitta boscaglia, sotto un cielo ancora azzurro e infinito. 

Queste sono delle semplici e intense storie che si possono vivere in Albania. 

Ps:Il disegno con le anatre e la panchina lo tengo nel libro delle storie. Seguimi su Telegram , un canale di racconti e disegni.

 

                

Albania Parco Dijake

                  

Albania Parco Dijake

 

Albania Parco Dijake

 

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